Reportage

È vero che in Italia non si legge più?

“Il romanzo non è morto, ma i lettori spariranno”. Philip Roth qualche mese prima di morire fotografò con estrema lucidità le contraddizioni che il mondo della lettura sta attraversando e i cambiamenti sociali contro cui deve scontrarsi. Ogni anno in Italia sembra che la situazione sia sempre peggiore, che non si vendano e non si leggano più libri, i dati dell’Associazione Italiana Editori però enunciano il contrario. Dicono che il mercato dell’editoria è la prima industria culturale del paese e che ogni anno aumentano costantemente gli introiti e i profitti. E allora perché persiste la percezione che nessuno legga più? Perché il mondo della lettura – soprattutto il modo di fruirla – sta cambiando alla velocità della luce: chi era abituato a leggere lo fa ancora di più e chi non legge resta disabituato a non farlo, creando così una spaccatura interna che rende la lettura un universo sempre più elitario. Ma soprattutto l’arrivo del digitale sta riscrivendo le regole di fruizione e sta abituando i non lettori a una lettura diversa, ibrida, “fast”. E se il romanzo, quindi, non morirà mai perché alimentato da quel fuoco tenuto acceso da un’élite forte e indissolubile, a sparire saranno quelli che dovranno leggerlo, rendendolo così un oggetto fuori dal tempo, un bellissimo spettacolo per cui nessuno sarà più disposto a pagare il biglietto.

La situazione sullo stato dell’editoria e della lettura in Italia l’ha tracciata perfettamente Ricardo Franco Levi, Presidente dell’Associazione Italiana Editori, nell’introduzione del rapporto che l’AIE pubblica ogni anno. “Il mercato complessivo del 2021 è di 318 milioni più ampio rispetto a quello di due anni prima (+10%), i lettori italiani hanno speso 210 milioni di euro in più di quanto non avessero fatto nel 2019 (+14%) e hanno comprato oltre 16 milioni di copie in più di libri (+16%), ma i segnali positivi non sciolgono problemi gravi come il basso indice di lettura che continua a collocarci in fondo alle classifiche rispetto a tutte le grandi editorie continentali”. Un vero e proprio cortocircuito interno che non ha fatto altro che creare due “Italie della lettura”: una guidata dai lettori forti che continua a far crescere e progredire l’industria verso numeri sempre positivi e un’altra che invece la imprigiona in una realtà di lettori deboli che disegnano l’Italia come un luogo dove solo il 56% degli italiani legge almeno un libro all’anno. Anche il 2022 – come mostra nel suo report l’Ufficio studi AIE – si è rivelato un anno in crescita rispetto al 2019 e ha mantenuto, seppur con una lieve inflessione, gli standard positivi che si erano verificati nel 2021. I lettori italiani, solo nel primo semestre dell’anno, hanno speso 86,1 milioni di euro in più rispetto al 2019, che si traducono in quasi 6 milioni di copie in più da leggere. Ma se il mercato risulta quindi stabile, la sua crescita si rivela invece sempre più disomogenea e asimmetrica. Sono così prosperate disuguaglianze e tendenze sociali che trasformano l’Italia in una realtà dove tra il 2019 e il 2021 nelle regioni del Nord si perdono 22 punti percentuali tra chi si dichiara lettore, 24 in quelle del Sud e Isole; ma soprattutto una realtà dove tra il 2010 e il 2021, secondo l’ISTAT, sono scomparsi 3,4 milioni di individui che si percepivano lettori. Una spaccatura totale, che ha creato una frattura sempre più ampia e sempre più irreparabile, con al centro della crepa quella fascia grandissima di lettori che legge circa un libro ogni quattro mesi e che monopolizza un ecosistema e non gli permette di spingersi in avanti verso una crescita stabile, ma anzi lo chiude in un recinto invalicabile che non riesce a essere in salute. L’universo della lettura tradizionale è così diventato una nicchia culturale chiusa in sé stessa, che sopravvive alle spallate della crisi culturale odierna ma che non riesce a uscire dai suoi confini. Ogni giorno che passa si apre una forbice sociale sempre più grande tra lettori forti e deboli che rischia di cancellare il concetto della lettura che è rimasto sempre indissolubile e saldo. 

Ad assottigliare questa crepa sociale è stato l’avvento sempre più incombente del digitale, che con le sue possibilità di fruizione illimitate e comode ha spinto la grande sfera di non lettori ad avvicinarsi all’esperienza della lettura. E se prima la lettura era confinata sulla carta, in spazi e tempi precisi, adesso con i dispositivi tecnologici leggere è possibile in ogni istante, in ogni ritaglio di tempo, in ogni spazio e luogo temporale della giornata. Questo ha permesso a ogni tipo di lettore – da chi legge costantemente opere narrative e informative a chi non è abituato a confrontarsi con libri e notizie – di essere investito da contenuti culturali online, notizie flash, audiolibri, approfondimenti di ogni genere distanti pochi click. Un avvicinamento alla lettura che però risulta diverso dalla forma più normalizzata e abituale, un concetto che si è trasformato in un fenomeno più immediato, veloce, specchio dei repentini cambiamenti con cui la società si sta confrontando.

I numeri in crescita delle riviste culturali e dei luoghi dove la scrittura online è al centro di un progetto editoriale dimostrano che l’interesse per la lettura e i contenuti scritti è in aumento e in costante crescita. I dati di due realtà come quella di NPCMagazine e HotCorn.com (testate online di critica e analisi cinematografica) ne sono l’esempio lampante. NPCMagazine, secondo il suo responsabile e caporedattore Alessandro Cavaggioni, ha una crescita costante da più di un anno e dal 2021 in cui avevano circa 20.000 utenti unici al mese si è passato a un 2022 con una media di 53.000 utenti mensili; HotCorn.com, secondo il suo editor in-chief Andrea Morandi, ha chiuso i primi tre mesi del 2023 con una crescita del 150% rispetto ai primi mesi del 2022. Dati che però si scontrano fortemente con l’analisi del tempo medio che ogni utente trascorre su ogni articolo. Su NPCMagazine la velocità di rimbalzo media – cioè il tempo da quando un utente entra e poi esce dall’articolo – è di circa trentuno secondi mentre su HotCorn.com non raggiunge il minuto e mezzo, il tutto analizzato su approfondimenti dal tempo di lettura di circa sette minuti. Dati spiazzanti che fotografano perfettamente la situazione odierna, un interesse sempre maggiore che però si scontra con una lettura divenuta un’esperienza effimera, superficiale, innocua. Essere bombardati costantemente da stimoli e input come immagini, notizie flash, pubblicità e muri di testo costringe il cervello a distribuire la sua attenzione, non riuscendo così a concentrarsi su qualcosa di specifico ma a spalmare e diluire la sua capacità di concentrazione. E il digitale risponde a questo bisogno ideando e costruendo testi e output sempre più facili e immediati, che rispondono alle nuove tendenze di lettura con strutture adeguate al F Pattern e Z Pattern e che concentrano i contenuti principali nelle prime righe. Andamenti che aiutano il lettore a non fare sforzi, che lo portano a non leggere un testo ma solo a scannerizzarlo velocemente tramite l’individuazione dei concetti chiave senza la necessità di approfondire il resto. Un nuovo modo di fruire e approcciare la lettura che pone il testo scritto ai margini del discorso culturale, sostituito da medium ancora più intuitivi e immediati. Anche Alessandro Cavaggioni e Andrea Morandi, nei loro rispettivi ambienti, implementano il testo attraverso immagini, video, interviste perché – come dice il caporedattore di NPCMagazine – “La lettura sarà un concetto sempre più spezzettato e ibrido, accompagnato da supporti più intrattenenti e funzionali per le nuove generazioni. Come tutti, anche noi stiamo approcciando il nostro lavoro unendo la scrittura all’immagine e alla grafica. Il testo viene visto ormai come qualcosa di verticale, diretto e la lettura online sarà sempre meno qualcosa di piacevole, ma un veicolo di informazioni facili e veloci”.

Nuove prospettive e cambiamenti radicali che rischiano di stravolgere anche la realtà letteraria più complessa e articolata, quella dei romanzi e dei saggi, dei lunghi approfondimenti culturali e di quelle opere che richiedono attenzione e concentrazione. “Quasi il 20% degli italiani nella fascia 15-74 legge solo online”, spiega il responsabile dell’ufficio studi dell’AIE Giovanni Peresson, “e questo significa che si inizia a esprimere una domanda di evasione, informazione, aggiornamento attraverso la lettura di contenuti editoriali da altri dispositivi. È un pubblico che si può intercettare, ma che pone anche delle criticità: parliamo di persone con bassi indici di competenze alfabetiche e che può avere difficoltà ad approcciarsi a sistemi di lettura più articolati”. E se negli albori dell’era digitale già un italiano su cinque legge solo ed esclusivamente online, con il tempo anche le altre forme di scrittura saranno costrette a rispondere alle nuove tendenze sociali e culturali, e il concreto rischio è che il romanzo e in generale la narrazione per come oggi la conosciamo resterà chiusa nella sua bolla finché non scoppierà per diventare qualcos’altro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll to Top