Dalla terra al cielo (II)
Il cielo è basso e pieno di nubi. Le nubi grigie sono bitorzolute, increspate e lucenti. Il cielo ha un aspetto cerebrale. Sotto il cielo c’è una spiaggia, persa nel vento. Clara e Roberta sono sdraiate sopra due asciugamani leggeri, nude, poco dopo l’alba. Il mare di prima mattina è lilla, i piedi delle ragazze vengono bagnati e poi abbandonati da una debole risacca. Il colore del cielo è un po’ grottesco. Clara sussurra a Roberta che lei è convinta che due persone innamorate attraversano tre fasi distinte prima di arrivare a conoscersi davvero, Roberta dice che neanche le vuole sapere. Iniziano allora a raccontarsi aneddoti e gusti personali. Poi ciascuna dice all’altra in che cosa crede. E poi giocano a osservare la relazione che c’è fra quello in cui l’altra ha detto di credere e quello che in effetti fa, in un tango sensuale che assomiglia a un gioco del mondo, uno scambio continuo tra realtà e immaginazione, un tentativo ingenuo ma delicato di saltellare – insieme alla persona che si ama – da una casella all’altra su un piede solo per arrivare in pochi balzi dalla terra al cielo.
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